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7 luglio 2009

La Famiglia del Futuro

Fu il vice sindaco di Roma, donna e cattolica praticante a confermare con maggiore forza alcune delle conclusioni del progetto di Vision. Dai numeri dell’ufficio dell’anagrafe di Roma veniva fuori infatti che più di un terzo dei nuclei familiari è costituito da una sola persona (e ciò, tuttavia, non mi sembra una buona notizia); che più di un quarto del totale è fatto di coppie (non necessariamente un uomo e una donna, e anzi quelli che non lo sono non sono, neppure necessariamente, gay); che se proprio si volesse verificare quante sono le famiglie che una volta consideravamo “classiche” – diciamo mamma, papà e due figli – esse sono meno del 10% del totale. Nella città che ospita la forza spirituale, culturale che, più di qualsiasi altra, si batte per la conservazione di modelli di famiglia (che forse non sono mai, neppure, avvero esistiti).

Sembra che la famiglia normale non esista più. Eppure è vero che il bisogno di stabilità, di affetto, di punti di riferimento non diminuisce in una società così liquida. Anzi che esso forse aumenta. E, tuttavia, è anche irrimediabilmente vero che della famiglia si sono moltiplicate le forme. E che tale cambiamento va riconosciuto. Nella dignità dei riconoscimenti sociali, prima ancora che negli ordinamenti giuridici che recepiscono tali sistemi di valori.

Questo diceva più o meno il progetto di Vision. E, tuttavia, dopo tre anni alcune, fondamentali cose sembrano da rivedere. E, forse, più di qualsiasi altro aspetto, andrebbe rivisto l’approccio che, forse, non può più essere solo descrittivo. Forse qualcosa in più dovremmo dirla in termini, come si dice in linguaggio accademico, “prescrittivi”.
Forse ci possiamo spingere a dire che una società dovrebbe augurarsi che le persone ..come dire.. condividano le proprie solitudini. Che siano l’uno il sostegno dell’altra. Prima di tutto perché se è vero che – affianco al mostruoso Prodotto Interno Lordo – noi dobbiamo anche cominciare a porci l’obiettivo di poter essere felici, l’essere parte di una micro comunità – qualsiasi, qualsiasi sia la sua forma – aiuta la “ricerca della felicità”. E poi, anche perché esistono importanti inefficienze (parola orrendo, lo so, se attaccata allo stesso microarticolo nel quale parlo di emozioni) legate alla   riduzione a uno di tutti i gruppi familiari: effetti deleteri sul mercato delle case e degli affitti; diseconomie di scala nella gestione della propria quotidianità.
Ma, forse, più importante possiamo, persino, avventurarci – alla faccia di un “pensiero debole” post sessantottino che non osa neppure nominare un qualche obiettivo – a dire che è, tutto sommato, di nuovo, una società più sana e, forse, più felice, certamente più attenta al futuro (e all’ambiente, all’investimento in educazione) una società con più figli.

Più figli, più famiglie. Di tipo diverso. Senza più nessuna discriminazione. Incoraggiando, anzi, in alcuni casi la diversità (che forse non ha neppure bisogno di essere incoraggiata, ma forse solo “riconosciuta”) perché in fin dei conti è attraverso la diversità che una società diventa più forte.
Non penso che sia blasfemo immaginare che, persino, una grande forza politica possa porsi questi come obiettivi. E costruire politiche che incentivino le persone.. a stare insieme.
Certo aldilà delle politiche c’è bisogno che noi riconosciamo alcuni grandi mutamenti ai quali neppure abbiamo, mai, pensato. Ad esempio, è ovvio che in una società liquida, mobile, precaria una famiglia si tiene insieme solo sviluppando la capacità di cercarsi, di parlarsi, di aspettarsi a livelli che i nostri genitori neppure immaginavano. Perché non c’era questo skill – parlarsi – tra quelli necessari per, in fin dei conti, sopravvivere.
C’è poi questa storia, questa aspirazione – antichissima e moderna – di costruire cose che  durino per sempre. Forse l’antidoto vero ad un consumismo che, sempre, di più assomiglia ad un nulla che avanza. Ma questa è – solo in parte – un’altra storia.




permalink | inviato da FrancescoGrillo il 7/7/2009 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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